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La notizia che nessuno aspettava (e che tutti sapevano già)
La Commissione Europea ha appena finito di scrivere 47 pagine di conclusioni preliminari su TikTok. Sintesi brutale: l’app è progettata per creare dipendenza comportamentale. Non è un effetto collaterale. È il modello di business. Scroll infinito, autoplay che parte da solo, notifiche calibrate al millisecondo per darti il picco di dopamina quando stai per mollare, algoritmo che ti conosce meglio della tua psicologa. Tutto questo viola il Digital Services Act perché ByteDance non ha fatto abbastanza per mitigare i rischi sistemici, soprattutto per minori e utenti vulnerabili.
Tradotto in italiano terra terra: se passi tre ore a guardare sconosciuti che aprono pacchi Amazon, ballano in cucina o trasformano il pane in pane tostato, non è perché sei debole di volontà. È perché l’app è stata costruita apposta per tenerti lì. E funziona.
Cosa chiede l’Europa (e perché non succederà)
La Commissione non si limita a fare la morale. Fa richieste concrete, fastidiose e – a detta di molti – quasi ingenue:
- smettere di rendere lo scroll infinito la modalità predefinita
- mettere pause obbligatorie che non si possano ignorare con un tap
- limitare le notifiche notturne per i minori
- rendere trasparente (almeno un po’) l’algoritmo che decide cosa vedi dopo
- valutare seriamente i rischi per la salute mentale prima di lanciare nuove feature
Se ByteDance non si adegua, può arrivare una multa fino al 6% del fatturato globale. Per capirci: una cifra che potrebbe comprare un paio di isole private o almeno il silenzio di mezza lobby tech. Ma la risposta di TikTok è arrivata in tempo reale, con il classico aplomb da multinazionale che sa di avere milioni di ostaggi volontari:
— portavoce ufficiale, probabilmente dopo aver scrollato per scaricare la tensione
Tradotto: «Fateci causa quanto volete. Lo scroll infinito non lo spegniamo. La gente continua a usarlo pure con la multa in arrivo».
Il paradosso che nessuno vuole nominare
Mentre l’Europa si arma di regolamenti e task force, noi stiamo ancora qui. Ore piccole. Luci basse. Pollice che scorre da solo. “Solo un altro video” che è diventato “solo altri 127”. Perché la verità scomoda è questa: sappiamo che è una droga, e la prendiamo lo stesso.
Non è solo pigrizia. È che il vuoto tra un reel e l’altro fa più paura del vuoto dentro di noi. TikTok non ci obbliga. Ci invita. E noi accettiamo l’invito ogni sera, con la stessa rassegnazione con cui accettiamo di pagare il mutuo o di sorridere al capo.
L’UE vuole proteggerci. TikTok vuole monetizzarci. Noi vogliamo solo altri quindici secondi di distrazione prima di spegnere la luce e fingere che domani andrà meglio.
Morale della favola (senza morale)
Alla fine il verdetto è semplice:
- l’Europa ha ragione
- TikTok non cambierà
- noi non smetteremo
E forse è proprio questo il punto: non c’è un cattivo da punire e un eroe da applaudire. C’è solo un loop. E dentro il loop ci siamo noi, con il telefono in mano, a dirci che stavolta è davvero l’ultimo video.
Spoiler: non lo è mai.
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